La grafologia oggi

Qualche riflessione sulla scrittura manuale nell'era del computer.

Come mai tanta cura per la scrittura manuale in quest'epoca in cui col trionfo del computer l'e-mail ha preso il posto delle missive scritte di "pugno", la chat line il posto dei bigliettini e la firma elettronica sta per sostituire anche in Italia quella autografa? Noi siamo convinti che la tastiera di un computer non riuscirà mai a riprodurre l'intimità profonda di un pensiero che prende forma mentre scorre dalla mente, alla mano, alla carta. La scrittura manuale non è infatti solo percezione sensoriale ottica, ma è un momento altamente creativo dell'individuo, è una sua visione interiore, un suo messaggio spirituale, un'emissione di onde psichiche, è storia della sua evoluzione e del suo progetto di vita, è strumento assolutamente individuale di comunicazione.

La scrittura non nasce con l'uomo ma è una faticosa conquista che ha segnato il progredire della civiltà e che al singolo individuo richiede impegno volontario e coscientizzato. Per certi versi il vaglio grafologico equivale ad un esame medico e pur non essendo una macchina della verità, ma solo un rivelatore di tendenze e potenzialità, equivale ad una porta aperta sulla vita di chi scrive.

Hermann Hesse diceva che ogni fenomeno terrestre è simbolo e che ogni simbolo è una porta aperta: nella scrittura tutto è simbolo, parla, ciò che è scritto e ciò che non lo è, il segno e lo spazio che lo circonda, ciò che si muove in modo eclatante e ciò che resta impercettibile. Occorre un talento speciale per analizzare la scrittura manuale, così come un talento speciale è richiesto per interpretare la matematica, il disegno, la musica, campi guidati passibili di insegnamento scientifico attraverso il metodo analitico, ma in cui deve intervenire anche la sensibilità individuale e la capacità di sintesi, cioè l'arte.

Forse con il trionfo del computer la scrittura manuale diventerà sempre più retaggio esclusivo di nicchie sociali di grande raffinatezza oppure arretratezza residuale (dice l'antropologo Luigi Alfieri-Urbino) ma certo la scrittura digitale, testi criptati, i vari display non potranno che esprimere la realtà oggettiva dalla cui osservazione sono nate le lettere, non riusciranno invece ad esprimere la realtà individuale fatta di sentimenti, intuizioni, pensieri ad opera dei quali il mondo esterno si fa concretamente interiore; non riusciranno ad animarsi di soffio vitale, a sfidare il tempo e lo spazio, la morte o l'oblio, ad entrare nell'eternità come invece può fare la traccia grafica manuale, quasi il Dna. Lo strapotere del computer è pure osteggiato da elementari criteri di educazione: anche Il Cerimoniale del Quirinale esorta a "scrivere di pugno" nella corrispondenza privata, nelle espressioni di saluto, è infatti impensabile inviare missive d'amore o biglietti di condoglianze attraverso freddi caratteri della tastiera elettronica perché dice Nicole Boille "Ogni lettera ha un suo umore che si intuisce dalla busta". Ci auguriamo che le innovazioni tecnologiche recenti e future riguardanti l'uso della scrittura procedano non per la sostituzione di quella manuale ma per aggiunta ad essa in modo da costruire un suo arricchimento non una mutilazione.

Riflessioni tratte da un articolo di Paola Zanuttini