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In età classica, il geroglifico fu interpretato come una sorta di fiore o rosetta a sette petali, fissata in cima ad una lunga asta e sormontata da un paio di corna. In realtà, rappresentava l'inseparabile strumento di una divinità antica, la dea Seshat, connessa fin dalle origini della scrittura e, forse, al computo astronomico: il suo stesso nome non era probabilmente altro che la versione al femminile del titolo Sh. "scriba".

Il significato esatto del misterioso utensile e la sua funzione precisa restano tuttavia oscuri, ma si può ipotizzare che nel periodo di formazione della civiltà egiziana fosse in qualche modo collegata alla neonata e potente tecnica della scrittura.